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Galliano Fardin

Lake Clifton

Western Australia

Image: Waterfront (2004)

Ponderings, an exhibition of works by Galliano Fardin, is being held at WA Art Collective from 24 April to 22 May 2021.

An introduction to the exhibition written by Prof. Gerard Bodeker, can be found on the Art Collective web site. An Italian translation of this introduction is included below. The translation was made by Jody Fitzhardinge, MA.

RIFLESSIONI

Una nuova serie di dipinti di Galliano Fardin medita sulla nostra presenza temporanea nel tempo e nello spazio, permettendoci di essere testimone del fenonemo dell’essistenza e a riflettere su i suoi misteri.

Galliano Fardin è un artista contemporaneo molto stimato e pluripremiato. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni prestigiose, tra cui l’ Art Gallery of Western Australia, la Collezione di Kerry Stokes, la Collezione di Bankwest e la National Gallery of Australia.

Nato nel 1948 a Mogliano, un piccolo paese tra Treviso e Venezia in Italia, Galliano cominciò la sua vita lavorativa a quattordici anni in una fabbrica sfruttatrice. Già un artista autodidatta durante l’adolescenza, produsse un libro di disegni meticolosi che traeva ispirazione da Piranesi e dalle cartoline dell’epoca.

All’età di vent’anni fu chiamato a fare la leva obbligatoria ed ebbe la fortuna di militare per i suoi due anni come paracadutista. Questo fu un’esplosione di libertà per un giovane campagnolo italiano – avere l’inaspettata possibilità di vedere l’eredità culturale italiana di prima mano, dalla Sardegna alla Toscana, al livello del terreno e dal cielo.

Tornato al lavoro dopo la leva obbligatoria, uno sciopero dei ferrovieri nel 1972 costrinse Galliano a prendere un autobus: “Mentre lottavo per tenere il mio posto contro la marea umana di passeggeri, un manifesto su un muro fuori del finestrino attirò la mia attenzione. Le lettere in grassetto chiedevano, Volete venire in Australia a lavorare?”

Arrivato a Melbourne prima di quanto avrebbe potuto immaginare, Galliano si iscrisse subito a un corso d’inglese a tempo pieno. “Pensavo che l’Australia fosse un bel posto e non potevo credere alla mia fortuna.” Un anno dopo conobbe Nancy Neumann durante un’escursione di bushwalking e, cinque decenni, tre figli e cinque nipotini più tardi, Galliano e Nancy Fardin vivono in un ambiente isolato  rurale a Lake Clifton, a sud di Mandurah nel Western Australia.

“Attraverso tre decenni abbiamo trasformato i paddock in terra naturale e siamo impegnati a rinverdire questo posto per ricreare l’habitat per la fauna selvatica. Non c’è nessun confine tra questo e l’arte. L’uno rafforza l’altro.”

Alternando la vita familiare all’arte, Galliano passò più di dieci anni vivendo e lavorando in comunità nella zona desertica nel centro d’Australia. Quest’esperienza sviluppò in lui un apprezzamento profondo per l’isolamento e per la bellezza del paesaggio australiano.

Negli anni ‘80, Galliano realizzò il sogno di tutta la vita, quello di studiare le belle arti.  “In Italia, da bambino, ero incantato dall’arte di Giotto, Piranesi e Tiziano. Alla Curtin University, adoravo la storia dell’arte perchè mi dava la possibilità di riavvicinarmi alla mia infanzia.” Successivamente, Galliano studiò alla School of the Museum of Fine Arts a Boston, Massachusetts.

L’arte di Galliano, qualche volta considerata minimalista o astratta, ha un punto di partenza unico. Invece di cominciare con un programma, un’immagine, un bozzetto, Galliano comincia con una strategia: “Quando cominci, non hai nessuna idea di dove stai andando. Poi, come per magia, qualcosa evolve e comincia a parlarti. Trovi degli indizi che ti guidano. Non c’è nessuna visione, ma una serie di passi per rompere il ghiaccio.”

Questi passi sono tipicamente pennellate e colori messi a casaccio, invariabilmente geometrici. Galliano descrive il campo in cui entra attraverso una tela bianca come ‘il caos primordiale’. Avendo assorbito le tradizioni artistiche italiane durante la giovinezza, per Galliano la struttura serve come punto d’ingresso verso un’interazione dinamica con l’infinito racchiuso dentro la tela. Qui nulla si minimalizza, nulla si astrae.

“L’arte è una forma di follia controllata. Se viene solo dal cervello, è preconcetta, nata morta. Assomiglia un po’ ad un labirinto. Pian piano hai la mappa nella mente. Non è la psicoterapia, dice Galliano. “Devi lasciare alle spalle gli umori e i sentimenti.  Lascia che la mente si calmi. Finché è serena.” 

Questo approccio meditativo è più tipico della filosofia e dell’arte orientali.

Mentre le tradizioni filosofiche occidentali che hanno la tendenza a vedere il nulla come vuoto, nelle tradizioni orientali, ‘nessuna cosa’ rappresenta qualcosa di positivo – una possibilità di infinite cose: l’equilibrio, la tranquillità, il dinamismo, un campo di coscienza in cui è contenuto tutto e di cui tutto è infuso. Qui la tela bianca è repleta di possibilità. Dato il tempo giusto e la mentalità giusta, queste possibilità cominceranno ad esprimersi attraverso l’artista. Le opere provengono dalla cultura e dallo spirito dei loro maestri.

Ѐ in questo modo che Galliano cerca di entrare nel suo subconscio per muovere la sua espressione artistica.