Saggio

Prof. Gerard Bodeker, 

Green Templeton College, Università di Oxford, 

Marzo 2021.

Traduzione di Jody Fitzhardinge, MA

GALLIANO FARDIN – UN VIAGGIO ARTISTICO

Galliano Fardin (1948), un artista contemporaneo molto stimato e pluripremiato, è nato in Italia ed è residente in Australia da quando aveva ventiquattro anni. Le opere di Galliano fanno parte di molte collezioni prestigiose, tra cui l’ Art Gallery of Western Australia, la Collezione di Kerry Stokes, la Collezione di Bankwest e la National Gallery of Australia.

IL VENETO

Il luogo di nascita di Galliano Fardin è Mogliano Veneto, un paese che una volta faceva parte della Rebubblica Veneziana ma che ora si trova nella provincia di Treviso nell’Italia Settentrionale. Giovanni Battista Piranesi (1720-1778), intagliatore, archeologo e architetto del settecento, è il figlio più famoso di Mogliano Veneto. Grande maestro della prospettiva lineare, Piranesi si allontanò dalla prospettiva a due punti di fuga della sua formazione e di quella del suo maestro, Palladio, usando spesso, nelle sue incisioni delle rovine romane, la prospettiva a tre punti di fuga, creando così un realismo piu completo, anche se leggermente disorientante. ‘La realtà non è quello che sembra era il messaggio che  sembrava emergere mentre realizzava la serie di incisioni dedicate al tema labirintico del Carcere, accennando alle realtà mutevoli che sottendono all’apparenza superficiale della vita.

Da bambino, in chiese, ed in altri luoghi storici poi da adolescente in vari centri del Veneto, Galliano vedeva le opere di Tintoretto, Giorgione, Tiziano, Piranesi e altri maestri italiani da così vicino che avrebbe potuto toccarle.  Ciò che venne radicato in lui fin dalla giovinezza era che “in Italia c’è un’ossessione per la struttura. Influenza tutti – fa parte delle nostre ossa. Non si può evitarla.”

A diciassette anni, lasciata la scuola da tre anni per contribuire al reddito familiare, Galliano, traendo ispirazione dalle vecchie cartoline, produsse il suo libro di disegni alla Piranesi. Come un vecchio libro in folio, ogni pagina aveva un bordo decorativo che incorniciava un disegno meticoloso che rifletteva i temi rurali e architettonici così apprezzati dagli artisti classici italiani. La struttura e la tradizione avevano messo radici.

IL SERVIZIO DI LEVA OBBLIGATORIA

A vent’anni, Galliano fece il servizio di leva obbligatoria nell’esercito italiano, addestrandosi come paracudista. “Amavo fare parte dei paracadutisti.  Avere una vista aerea mi ha aperto un nuovo senso della libertà. Trovandomi in Toscana, vedevo una zona circondata da castelli, da cattedrali e dalla presenza dei ruderi etruschi. Questo mi ha aperto tutta una nuova gamma di esperienze. Ero un giovane di provincia che non aveva avuto molta esperienza del mondo al di là del Veneto.”

Il momento saliente di questo periodo fu il tempo passato in Sardegna. “A parte i “giochi di guerra, fui illuminato dalla novità dello spazio. Mentre stavo viaggiando in treno, ci siamo fermati alla stazione di Nuoro e lì gli schermi televisi facevano  vedere la diretta dell’atterraggio dei primi astronauti sulla luna. Curiosamente, molti dei viaggiatori locali sul treno portavano i costumi tradizionali. Il contrasto tra il ‘vecchio’ e il ‘nuovo’ era surreale.”

Trasformato dalla sua nuova libertà da paracadutista, ed essendo ritornato al suo vecchio lavoro manuale, Galliano, andando al lavoro un giorno, vide un manifesto alla stazione ferroviaria di Mestre che pubblicizzava i voli assistiti in Australia. A ventiquattro anni spiegò le ali verso un nuovo tipo di libertà totale.

“Nei primi mesi in Australia mi fu offerta l’opportunità di frequentare un corso d’inglese a tempo pieno e di venire pagato per farlo. Un anno dopo, Nancy Neumann, che era cresciuta a Lincoln, Massachusetts, venne dagli USA a trovare un’amica di liceo che ora abitava a Melbourne. L’amica diede a Nancy un abbonamento per il  Melbourne Bushwalking Club e, mentre aspettava alla fermata dell’autobus, che era il punto di incontro per quelli che facevano le passeggiate nel “bush”, conobbe Galliano che stava per fare anche lui la sua prima passeggiata. L’anno era il 1973 – cinque decenni, tre figli e cinque nipotini fa.

GLI STUDI FORMALI

Negli anni ‘80, Galliano realizzò il sogno di tutta la vita, quello di studiare le belle arti.  “In Italia, da bambino, ero incantato dall’arte di Giotto, Piranesi e Tiziano. Alla Curtin University, adoravo la storia dell’arte perchè mi dava la possibilità di riavvicinarmi alla mia infanzia.” Successivamente, Galliano studiò alla School of the Museum of Fine Arts a Boston, Massachusetts.

LA STRATEGIA

Per cominciare:  Per Galliano una tela bianca fa paura.  “È un universo di possibilità – il caos primordiale.” La paura soverchiante dello spazio senza confini è stata espressa dal filosofo del seicento, Blaise Pascale, che scrisse: Le silence ternel de ces espaces infinis m’ effraie. (Il silenzio eterno di questi spazi mi spaventa.)  Galliano dice, “Lo spazio indifferenziato della tela rappresenta qualcosa di universale. E in più una sfida – cioè trovare quali forme nasconda. Che cosa esprimerà in questo momento?  Il caos primordiale è un incentivo.” È questa la chiave per capire l’approccio di Galliano Fardin: quello di non cominciare con un programma, un’immagine, o un bozzetto.

Il punto di partenza per Galliano è “di entrare con una strategia, non con un’immagine. Prima giochi, ti trastulli e poi arrivano degli indizi.  All’inizio non hai nessuna idea dove stai andando. Poi, come per magia, qualcosa si sviluppa e comincia a parlarti. Trovi degli indizi da seguire. Non c’è nessuna visione, ma una serie di passi per rompere il ghiaccio. Per esempio, dipingere la tela con pennellate e colori a casaccio. Il caos primordiale. La zuppa primordiale. Eppure, a dispetto del caos primordiale, i punti di ingresso all’infinito sono invariabilmente geometrici.” Avendo assorbito le tradizioni artistiche italiane durante l’infanzia, per Galliano la struttura serve come trampolino verso un’interazione dinamica con l’infinito racchiuso dentro la tela.

“L’arte è una forma di follia controllata, dove cerchi di gestire la follia. Se viene solo dal cervello, è preconcetta, nata morta.”

RAFFINARE L’OPERA

Quando dipinge, Galliano fa una pausa – qualche volta per settimane o mesi. “Così si evita che il lavoro diventi ripetitivo. La cosa peggiore è richiuderti in quello che sai. Ѐ dannoso. Se hai l’impressione di fare ciò che conosci, hai bisogno di fare un passo al di fuori di esso, devi estenderti verso l’ignoto. Invece di esplorare quello che già conosci, fai un passo verso qualcosa che ti riaccende, che ti dà un nuovo punto di partenza. Rivedere i dipinti è come essersi smarrito e poi ritrovare la strada. E ci possono essere cinque o sei revisioni di un’opera ‘finita’.”

“Vivere in isolamento sulle rive del lago Clifton nel sud-ovest dell’Australia Occidentale, con i suoi tromboliti, formazioni rocciose di origine batterica che risalgono a 2000 anni fa, covo nella mente. Poi…eccola.  Ѐ come se diventasse viva. Se prendesse vita. La sensazione risultante è che vale la pena lasciar passare tutto quel tempo … Non succede sempre. Sono fortunato quando rimango sorpreso dal risultato.”

RIPRISTINO DELL’ AMBIENTE NATURALE

“Siamo isolati qui nel “bush”. In tre decenni abbiamo trasformato i paddock in terra naturale e siamo impegnati a rinverdire questo posto per ricreare l’habitat per la fauna selvatica. Non c’è nessun confine tra questo e l’arte. L’uno rafforza l’altro.”

A Lake Clifton, Galliano ha creato delle installazioni sulla sua proprietà. L’approccio è uguale a quello con la tela. Incominci e vedi ciò che si rivela. Scavando le gallerie antiche del fondo marino e dei letti dei fiumi, è venuto alla luce un labirinto di barriere coralline, giustapposto ai lavori artistici minimali che ribadiscono l’idea che sotto la superficie delle cose si trovano delle realtà più provocatorie, stimolanti e misteriose di quanto le impressioni superficiali possano suggerire.

“Io amo questa terra. Dimostra cose che altri posti non mostrerebbero. Quando pensi alla sua storia geologica, alla sua fonte quantica. I popoli indigeni la cavalcano. Il Sogno è quantico.”

LE COMUNITÀ INDIGENI E L’ARTE INDIGENA: NOVE ANNI NEL DESERTO

Galliano, sua moglie Nancy e i loro tre figli hanno vissuto, lavorato e studiato con le comunità indigene nella zona desertica al centro del Western Australia dal 1990 al 1997 e poi di nuovo dal 2000 al 2002, per un totale di nove anni.

“Mentre lavoravo con gli artisti indigeni, anche quelli che non avevano alcuna esperienza pregressa, mi sono reso conto dell’enorme ricchezza culturale che proveniva dalla loro terra. Dall’interno del loro contesto culturale, tutti loro sembravano avere la capacità di esprimere quello che noi chiamiamo ‘il Sogno’ attraverso  immagini, canzoni et cetera. Noi non-indigeni abbiamo un modo completamente diverso di guardare agli aspetti fondamentali dell’essere vivi. La maggiore differenza è che noi siamo cittadini dei paesi, ma non apparteniamo al paese. La popolazione indigena ha un’affinità con la terra che è al di là della nostra comprensione. Le loro storie e le loro canzoni e le immagini che creano ci danno una idea della loro ‘ricchezza’.”

Spostandosi tra le comunità remote di Tjukurla, Warburton, Wanarn, Parnngurr e Punmu nelle zone del deserto Centrale e del deserto Gibson, Galliano ha lavorato come insegnante d’arte nelle scuole pubbliche. Nel sistema delle scuole indipendenti  nelle comunità di Parnggurr e Punmu, ha lavorato nei centri linguistici con l’assistenza degli insegnanti indigeni. Nancy, che era maestra delle scuole elementari, era la preside a Tjukurla, Wanarn, Parnngurr e Punmu. E i loro tre figli hanno fatto la scuola primaria dove lavoravano i loro genitori, e poi hanno frequentato la scuola secondaria a Alice Springs.

“Nel deserto, ho visto persone realizzare delle opere meravigliose. Ed è contagioso. Una persona fa una scoperta fondamentale e subito la fanno anche gli altri.

IL MENO LA CERCHI PIÙ CHIARA SI MOSTRA L’IMMAGINE

Walter Isaacson, ex presidente e AD di CNN ed ex direttore di TIME, nella sua ben nota biografia di Leonardo da Vinci, scrive della Mona Lisa: “Quando guardiamo direttamente un oggetto, sembra più nitido. Quando lo guardiamo di sfuggita, intravedendolo con la coda dell’occhio, ci appare sfocato, come se fosse più lontano. Con questa conoscenza, Leonardo è riuscito a creare un sorriso inafferabile, che è sfuggente se siamo troppo concentrati a vederlo. Il risultato è un sorriso che tremola più intensamente quanto meno lo cercate.”

Allo stesso modo, guardati direttamente, alcuni dipinti di Galliano possono sembrare ‘minimalisti’ o ‘astratti’, come qualche volta sono stati descritti. Vederli en passant, gettando uno sguardo di sbieco, o se si guarda una parte del dipinto, vedi che un’altra parte del dipinto comincia a vibrare, e all’improviso due dimensioni possano diventare quattro. E poi, qualcosa di più – un giro attraverso il tempo e lo spazio…

I termini ‘minimalista’ e ‘astratto’, allora, sembrano descrizioni poco accettabili per qualcosa che non sta cercando di essere minimalista nè astratta. Esiste un termine migliore per le forme che vengono trovate e attivate a partire dal ‘caos primordiale’ senza forma?

LASCIA CHE LA MENTE SI CALMI – FINCHЀ NON SI CHIARISCE

L’arte di Galliano, qualche volta considerata minimalista o astratta, ha un punto di partenza unico. Come è stato osservato, invece di cominciare con un programma, un’immagine, un bozzetto, Galliano comincia con una strategia: “Quando cominci, non hai nessuna idea di  dove stai andando. Poi, come per magia, qualcosa evolve e comincia a parlarti. Trovi degli indizi da seguire. Non c’è nessuna visione, ma una serie di passi per rompere il ghiaccio.”

I passi che rompono il ghiaccio, tipicamente pennellate e colori messi a caso, invariabilmente diventano, man mano che prendendo forma, geometrici. Questi sono i punti d’ ingresso nel ‘caos primordiale’, come Galliano descrive il campo in cui entra per mezzo di una tela bianca.

“Non è la psicoterapia”, dice Galliano. ‘Lasciati alle spalle gli umori e i sentimenti. Lascia che la mente si calmi. Finchè è serena.” Questo approccio meditativo con la mente sgombra da preconcetti è più tipico della filosofia e dell’arte orientali.

Mentre le tradizioni filosofiche occidentali che hanno la tendenza a vedere il nulla come vuoto, nelle tradizioni orientali, ‘nessuna cosa’ rappresenta qualcosa di positivo – una possibilità di infinite cose, l’equilibrio, la tranquillità, il dinamismo, un campo di coscienza in cui è contenuto tutto e di cui tutto è infuso. Dato il tempo giusto e la mentalità giusta, queste possibilità cominceranno ad esprimersi attraverso l’artista. Le opere provengono dalla cultura e dallo spirito dei loro maestri.

Questo è l’approccio che Galliano ha avuto, seguito e messo in pratica incontrando l’arte australiana aborigena. È l’approccio che muove la sua espressione artistica.

Gerard Bodeker con Galliano Fardin a Lake Clifton